La favola qui riportata è dell'autore William A. Kellog jr.

Il sito di provenienza è: Tempo Libero Margherita.

 

Il draghetto Paolino

In una piccola grotta nascosta da rocce e cespugli passava le sue giornate tranquille il draghetto Paolino. Era molto giovane, per questo era verde e piccolo. Ogni tanto apriva gli occhi con aria annoiata, si guardava intorno senza muovere la testa, e poi li chiudeva sempre più annoiato, perché vedeva solo rocce e qualche cespuglio sparso qua e là. La sua vita era sempre stata così: in alto un pezzetto di cielo, dietro il buio della grotta e davanti rocce aride e cespugli.
Ma un giorno, forse perché era primavera e le foglioline verdi tremavano al dolce venticello, Paolino sentì un gran desiderio di uscire dalla grotta e di andar a vedere cosa ci fosse oltre le rocce. "Bene," pensò, "è ora che mi muova, perché qui mi annoio troppo." E sospirò e, in un istante, di tutti i cespugli non rimase che qualche stecco bruciato. "Accidenti!" Pensò. "Adesso devo proprio andare, perché non ci sono più nemmeno i cespugli per riposarmi la vista; ma sarà meglio che io non sospiri tanto, altrimenti rischio di rovinare il paesaggio." E fece un saltino per uscire dalla sua grotta, ma sbattè la schiena contro il soffitto e gridò: "Ahi, che male!" Girò la testa per guardare se era ferito e, vedendo la sua pelle un po' sfregata, sbuffò.
E subito incominciò a saltellare lamentandosi, perché sbuffando si era scottato la schiena. "Non può continuare così!" Brontolò. "Questo stupido fuoco che mi esce sempre dalla bocca è proprio fastidioso." Alzò la testa, sporgendola dalle rocce per guardarsi intorno, e vide una bella vallata verde che si stendeva ai piedi della montagna. C'era un bel prato con erba alta e, in fondo, una specie di boschetto con alberi di ogni tipo. C'erano querce e pini, ma anche meli, peri e susini.
Era tutto luminoso e colorato, e la giornata era serena. Il draghetto Paolino, schivando le rocce, incominciò a scendere. Camminava a fatica, puntando le zampette anteriori per non scivolare, e la coda di dietro gli dava un po' di fastidio, perché strisciava sui sassi. Si fermò là dove finivano le rocce e guardò la valle pensando: "E' tutta verde come la mia pelle. Va proprio bene così." E riprese a scendere. Man mano che avanzava sentiva un profumo sempre più buono che gli stuzzicava l'appetito.Erano molti anni che non mangiava, anzi, non aveva mai mangiato, là in quella grotta, perciò la sensazione era proprio nuova. "Chissà cosa sarà?" Pensò. "Ma ho una voglia matta di mettere in bocca quelle palle verdi e rosse che pendono dai rami; hanno un'aria proprio fresca." Lui non lo sapeva, ma stava guardando delle mele. Fece un saltino per prenderle con la bocca, ma si trovò a masticare dei pezzetti di carbone. "Uffa!" Sbuffò seccato. "Questo stupido fuoco che mi esce dalla bocca mi rovina tutti i gusti. Dovrò stare attento a muovermi piano."
E così pensando avvicinò delicatamente la bocca ad alcune fragole rosse in mezzo all'erba. Questa volta non sospirò, e quindi non le bruciò con il suo fiato, ma la sua bocca era cosi calda che le cucinò. E, come si sa, le fragole cotte non sono molto buone. Fece una smorfia dicendo: "Credevo che fossero fresche. Proviamo con questi altri cosi." E guardava delle pere succulente e così grosse e pesanti che piegavano i rami. Delicatamente ne addentò una, e la cucinò subito con la lingua. "Sono migliori, ma sempre calde." Brontolò. E così, passando da un frutto all'altro, li assaggiò tutti e alla fine si fermò stanco e deluso al margine del boschetto, ed aveva una gran voglia di piangere.
Guardava gli alberi freschi e la frutta fresca e le lacrime incominciarono a scendere dai suoi occhi rossi. Scivolavano sulle sue guance ma, quando arrivavano vicino alla bocca, con uno sfrigolio evaporavano subito. "Ma allora è colpa della mia bocca." Esclamò sconsolato, bruciando il cespuglio che aveva davanti al muso. Allora incominciò a piangere davvero, e, ad ogni singhiozzo, dalla sua bocca usciva una fiammata. E ogni volta che vedeva la fiammata il draghetto Paolino piangeva più forte. Poi pian piano si calmò, i singhiozzi divennero meno forti, aprì gli occhi e ricominciò a guardarsi intorno e a sentire i rumori del bosco. Ma la prima cosa che sentì fu una vocina acuta e stizzita che gridava: "Ma insomma, cosa vuoi fare? Hai deciso di rovinare tutto il paesaggio? E, poi, sono stufo di saltare continuamente." Il draghetto Paolino, sempre singhiozzando, ma più lentamente, guardò meglio, e vide uno scoiattolo che con gli occhi attenti seguiva i movimenti della sua bocca. Intorno l'erba era tutta bruciacchiata, e ad ogni singhiozzo lo scoiattolino spiccava un salto per evitare la fiammata. "Chi sei?" Chiese il draghetto.
"Sono uno scoiattolo quasi arrostito. E tu chi sei?" "Sono il draghetto Paolino, e sono infelice perché non riesco a mangiar niente che sia fresco." "Per forza. Con quelle fiamme che hai! E non piangere di nuovo!" Gridò con voce allarmata lo scoiattolo, perché aveva visto una lacrima che stava per uscire dagli occhi rossi di Paolino. La lacrima oscillò un poco, poi si ritirò e tornò dentro l'occhio. "Così va bene; adesso possiamo ragionare." Commentò lo scoiattolino sfregandosi i peli della coda che erano un po' strinati.
Poi continuò: "Cosa fai qui?" "Sono sceso dalla montagna per assaggiare qualcosa di fresco. Ma, non so perché, tutto si riscalda appena lo prendo in bocca." Lo scoiattolino lo guardò a lungo e poi disse: "Hai una schiena che è piuttosto " divertente. Se ci mettiamo d'accordo forse potrò risolvere il tuo problema." "Davvero?" Gridò Paolino, e lo scoiattolo fece appena in tempo ad evitare la fiammata. "E' meglio che tu stia zitto per un po'. Lascia parlare me e tu fa' solo cenni con la testa. Capito?" Il drago fece 'sì' con la testa. Allora lo scoiattolo proseguì: "Dicevo che hai una bella schiena divertente, tutta liscia a scalini.
Se io ti aiuto a risolvere il tuo problema, tu sei disposto a lasciarla usare agli animaletti del bosco?" Il drago fece ancora sì con la testa, e si vedeva che gli costava fatica tenere la bocca chiusa. "Bene, allora segui le mie indicazioni." Lo scoiattolino gli saltò in groppa e incominciò a dirigerlo: "Ora a destra, ora a sinistra. Adesso fino a quella quercia." E lo guidò pian piano fino ad un ruscello. "Ora stenditi nell'acqua contro corrente, e appena sarai ben steso spalanca la bocca e tienila aperta finché non ti dirò io di chiuderla." Il drago si stese nel letto del ruscello, rivolto verso la sorgente, abbassò la testa, chiuse gli occhi e spalancò la bocca. L'acqua entrò velocemente e subito si levò una colonna di vapore che sembrava una nuvola di temporale.
Ma l'acqua continuava ad entrare ed il vapore pian piano diminuiva, finché, dopo un paio d'ore, cessò del tutto. Allora lo scoiattolino disse: "Adesso puoi chiuderla." Il draghetto si sollevò dal ruscello, grondante d'acqua, e chiese: "Ora posso parlare?" "Quanto vuoi, ma ricordati il patto." "Sicuro!" Gridò Paolino e incominciò a ridere di gioia perché dalla sua bocca non era uscito neanche un po' di fuoco. Allora lo scoiattolino gli saltò sulla testa e lo guidò fino al bosco, trovò un bel prato e disse: "Aspettami qui." Il draghetto si accovacciò sospirando di piacere ed aspettò. Dopo un po', dal folto degli alberi, arrivò una lunga fila di animaletti. Ed ogni animaletto portava un frutto. E lo scoiattolo spiegò: "I miei amici hanno deciso di portarti frutta se tu gli permetti di scivolare sulla tua schiena." "Per me va benissimo." Rispose Paolino.
E incominciò a rosicchiare beatamente la frutta fresca e saporita, mentre gli animaletti sulla sua schiena scivolavano beati come su una giostra.