La favola qui riportata è di Ciro Bauduin dedicata al figlio ed a tutti i bambini affinché il loro sorriso possa sempre consolarci.

 

La storia di un drago mezzo rosso e mezzo blu

C’era una volta, ma tanto tempo fa, un paesino lontano lontano, ma che poi così lontano non è, abitato da persone gentili e cortesi. Quel paesino era nei pressi di un bosco, ma li vicino, proprio al centro del bosco c’era una grotta profonda, profonda e in fondo a quella grotta viveva un drago.
Era un animale enorme, fatto così come tutti sanno che un drago è fatto. Un corpo enorme, un lungo collo irto di scaglie, una piccola testa dalla forma allungata, grandi occhi, orecchie piccole e appuntite e enormi fauci dai denti aguzzi e luridi. Non mancavano due larghe narici dalle quali, quando il drago si arrabbiava, sprigionava lunghissime lingue di fuoco capaci di incenerire ogni cosa si trovasse a tiro. Stranamente il tutto poggiava su due piccolissime zampe con enormi piedi e questo faceva in modo che il drago assumesse una goffa andatura quando camminava, assomigliando ad un enorme pinguino.
La cosa strana rispetto agli altri suoi simili era che questo drago aveva un carattere buono e gentile, fino al punto di fare amicizia con gli abitanti di quel paesino lì vicino.
Con questi intratteneva addirittura degli ottimi rapporti, fino al punto che era ormai usanza che al suo compleanno gli abitanti del paesino si univano per fargli un regalo.
Dimenticavo di dirvi, che la caratteristica più evidente di questo drago era che esso era tutto colorato o meglio era mezzo rosso e mezzo blu. Strano ma proprio così. Aveva un occhio rosso ed uno blu, un orecchio rosso ed uno blu, una zampa rossa ed una blu, addirittura l’enorme corpo era esattamente diviso a metà, un lato rosso e l’altro blu.
La nostra storia ha inizio proprio il giorno in cui ricorreva il compleanno dell’animale.
Tutto il paesino era in grand’agitazione, il problema era trovare un regalo adatto per il drago, ma soprattutto una cosa nuova, che non gli avessero già regalato.
Mastro Tuccio, il falegname, propose una bella sedia a dondolo, anche se di grandi dimensioni lui sarebbe stato in grado di realizzarla, ma un coro di voci rispose di no, il sindaco poi precisò che già gliela avevano regalata qualche anno prima e che il drago, involontariamente, con uno starnuto, dovuto alla sua famosa allergia, l’aveva incenerita.
Poi Mastro Ciampa, il fabbro, propose di regalargli una nuova rete per il suo letto, anche quest’idea fu rifiutata da tutti, il motivo era lo stesso; già regalata qualche anno prima.
Lo stesso fu con l’orologio proposto dal Sig. Tictac, con i guanti e la sciarpa del sig. Gomitolo, con il dipinto di Mastro Blu. Insomma ad ogni proposta il coro di "no già fatto" si ripeteva.
L’agitazione aumentava tra la gente del villaggio ed iniziava lo sconforto, perfino Mister May detto l’Allegro, sempre pieno d’entusiasmo e d’idee non riusciva a trovare qualcosa ed addirittura iniziò ad intristirsi.
Nel frattempo, mentre la riunione continuava, una bambina che abitava in quel villaggio era a casa con la madre. Affacciata alla finestra ammirava la bellissima giornata che il sole stava regalando a tutti e, annusata l’aria profumata, che veniva dal bosco, decise di andare a fare una passeggiata.
Il suo nome era Lucilla ed a parere di tutti era la bimba più gentile ed educata, prima di uscire chiese il permesso alla mamma, la quale acconsentì senza meno, raccomandandole comunque di fare attenzione quando era da sola nel bosco, di non allontanarsi troppo e di guardarsi dagli sconosciuti. La bambina, come il solito, rispose di sì alle raccomandazioni ed uscì da casa con un sorriso, già pregustandosi il piacere di quella passeggiata.
Gli alberi, i fiori, gli animali che avrebbe incontrato lungo la sua passeggiata, anche se a lei già ben noti, non mancavano ogni volta di meravigliarla.
Mentre passeggiando rifletteva su quante cose belle si potessero incontrare nel bosco, la sua attenzione fu richiamata da qualcosa che spuntava al centro di una piccola radura apparsagli davanti all’improvviso. In quel luogo gli alberi, secolari e dall’alto fusto, facevano largo, disponendosi in cerchio, ad un prato dall’erba molto verde e folta, non una zolla fuori posto od un fiore appassito od una foglia secca per terra. Tutto era in perfetto ordine ed armonia quasi come se dei folletti, presi dal loro genio, avessero curato con molto affetto ed attenzione quell’angolo di bosco.
E proprio lì nel centro di questa scena, tanto curata da sembrare inveritiera come lo sono quelle del teatro che la bambina andava a vedere con i genitori, illuminato da un raggio di sole lasciato passare dagli alberi che facevano largo, proprio così come un primo attore viene illuminato dalla luce di un faro, c’era un fiore che Lucilla non aveva mai visto, bellissimo.
Si ergeva dall’erba forte e prepotente ma nello stesso tempo si presentava gentile ed educato, dallo stelo alto, ricco di petali ed ogni petalo di un colore diverso dagli altri.
Un petalo era di colore rosa come le rose, uno rosso come i garofani, uno fucsia come le pansé, uno blu come il mare, uno giallo come il sole, uno bianco come la neve e di tanti altri colori che la bambina nemmeno conosceva il nome e che non aveva mai visto. I petali, cosi come i colori, a contarli tutti, saranno stati più di mille.
Ancora più straordinario era il profumo che questo fiore emanava, intenso e delicato. A odorarlo ad occhi chiusi faceva venire in mente i posti più belli di questo mondo e le cose più belle e le persone più care ed i pensieri più puri.
Senza nemmeno un attimo d’esitazione la bimba raccolse il fiore, facendo attenzione a non reciderne le radici e quindi portando via un poco di terra.
Con molta cura poi si diresse subito verso casa.
Una volta arrivata al villaggio notò che la riunione era ancora in corso, anzi dalla foga del coro dei "no" capì che era ancora in piena agitazione. Lucilla ebbe una idea.
Con tono tronfio disse alla mamma: " Ho trovato il regalo per il drago!"
Un coro alle sue spalle intonò: - "No, non è possibile" ed ancora " No, non è adatto".
La bambina non aveva fatto caso che tutta la gente, dapprima riunita, attratta dal profumo intenso del fiore e dalla curiosità, l’aveva seguita.
" E’ vero" disse la madre, anche se non molto convinta.
" E’ vero" rafforzò il sindaco aggiungendo con tono saputo: - " Un fiore si adatta per una donna, forse per un uomo morto, per il suo funerale, ma mai potrà esser un regalo per un animale o addirittura per un drago, per quanto bello e mai visto non vale nulla!".
" Forse se lo mangerà arrostendolo con un suo sbuffo?" aggiunse qualcuno credendo di fare lo spiritoso e purtroppo qualcun’ altro rise.
Ma la bambina era determinata, convinta della validità della sua idea e rispose: " Il drago si è sempre mostrato gentile con tutti noi ed un animo gentile potrà solo apprezzare un dono simile"
Poi chiese il permesso ai suoi genitori di portare quel fiore al drago, questi, prima restii, acconsentirono. La tenacia della loro figliola non veniva meno e poi, in fondo, cosa c’era di strano nel regalare un fiore anche se ad un drago? Anche se non lo avesse gradito, la sua gentilezza gli avrebbe imposto di ringraziare la bambina e comunque Lucilla non avrebbe corso nessun rischio.
Tutta impettita la bambina uscì da casa e si diresse verso la grotta del drago.
Come vi immaginate che sia fatta la grotta di un drago? Esattamente come tutte le grotte soltanto con qualche rametto bruciacchiato di qua e di là.
Una volta arrivata davanti l’ingresso della grotta, anche se sapeva di non averne ragione, Lucilla sentì un piccolo brivido lungo la schiena. In fondo, poi, non era mai stata da sola con il drago e per di più nella sua grotta. E se il regalo non gli fosse piaciuto? Ormai era lì! Con decisione bussò all’uscio. " Buongiorno… c’è nessuno?… Sono io, Lucilla...Signor Drago è in casa?".
E pensò " In casa? Forse dovevo dire grotta?" Ma dalla grotta nessuna risposta. Allora Lucilla iniziò ad entrare ripetendo: - "E’ permesso? Posso entrare? Buongiorno, c’è nessuno? Sono io, Lucilla. Signor Drago è in casa?" Ma ancora nessuna risposta solo l’eco delle sue parole " E’ permesso.o.o.o.… ….. entrare.e.e.e…….. nessuno.o.o.o ".
Di passo in passo la bambina si trovo in fondo alla grotta quando all’improvviso le comparve davanti il drago. Lì al chiuso le sembro più grande e più brutto tanto da non sembrarle lui. Poi vide i colori del suo corpo, il rosso ed il blu e si rassicurò.
" Buongiorno signor drago, sono Lucilla, si ricorda di me? Abito al villaggio" disse.
A quel punto la voce cupa del drago risuonò per la caverna: " Certo che mi ricordo di te! Dimmi cosa vuoi? Come mai sei venuta nella mia grotta da sola?" Le pareti di roccia al suono della voce del drago tremarono e Lucilla dovette tenersi ad uno spuntone di roccia lì vicino.
E rispose: " Stamattina ero a passeggio nel bosco ed ho trovato una cosa, molto bella, e visto che oggi è il suo compleanno ho pensato di regalargliela" ed aggiunse " sempre che le piaccia".
"Ah ah ah " rise il drago e le pareti tremarono di nuovo.
"Chissà cosa ha da ridere?" penso la bambina.
"E cosa hai trovato di tanto bello nel bosco?" le chiese il drago. " Dimmi" aggiunse con voce più gentile e meno forte tanto che questa volta le pareti non tremarono.
"Ecco, ho trovato questo fiore, mi ha sorpreso per i suoi colori e per il suo profumo" disse ed aggiunse, quasi a scusarsi nel dubbio che davvero al drago non potesse piacere "L’ho trovato tanto bello che pensavo fosse degno di regalarvelo".
Il drago alla vista del fiore rimase letteralmente a bocca aperta ed i suoi occhi brillarono inumiditi dalle lacrime. Restò per un poco in silenzio, poi finalmente disse: "E’ davvero molto bello! Ed è molto più prezioso di quanto tu possa immaginare. Il fiore che tu mi hai portato io lo conosco e lo sto aspettando da molto, moltissimo tempo. Questo è il fiore dai mille colori e spunta nel bosco soltanto una volta ogni mille e mille anni. E’ un fiore davvero molto particolare perché ….".
Non riuscì a terminare la frase perché nel frattempo quella lacrima che prima aveva luccicato nei suoi occhi era scivolata giù per il lungo muso ed arrivata alla fine, non potendo andare oltre era caduta giusto nel centro del fiore.
Nello stesso istante in cui la lacrima toccò il fiore, un’esplosione di mille piccole luci simili a stelline illuminò la grotta con una luce accecante, le stelline quasi come se fossero impazzite rimbalzavano da ogni parte, la grotta ne era piena e sembrava che non dovesse finire mai, quando all’improvviso scomparvero. Ci volle un poco di tempo affinché Lucilla si riabituasse al buio della grotta e potesse di nuovo vedere, ma, quando tutto le ritornò ben chiaro, il drago era sparito.
Nessuna paura ma solo stupore per la bambina che si chiedeva come avesse fatto il drago a sparire.
Lo stupore crebbe ancora di più quando vide al posto del drago un fanciullo, anzi un bellissimo fanciullo. " E tu chi sei? Da dove salti fuori?" chiese Lucilla.
E sorridendo lui le disse: "Ma come Lucilla non mi riconosci?"
"No, chi sei? E come conosci il mio nome?" rispose la bambina.
"Avvicinati e guardami bene" aggiunse lui.
Lucilla si avvicinò al ragazzo ma continuava a non riconoscerlo od almeno a non ricordare. Poi fissandolo negli occhi esclamò incredula: - "Ma tu…tu sei…ma tu sei il drago?" Aveva visto gli occhi del ragazzo, uno era rosso, l’altro era blu.
"Si sono io, anzi ero io" le rispose. "Il fiore che tu mi hai regalato ha spezzato un incantesimo e sono ritornato ad essere finalmente un bambino" Poi le raccontò una storia di una brutta strega, di un malefico sortilegio, di un regno lontano e di un cavallo bianco.
Alla fine del racconto i due bambini ridendo si abbracciarono e corsero via felici nel bosco e verso casa e poi?
E poi chissà? Forse, o almeno ci piace credere, che crebbero uniti e che alla fine vissero insieme felici e contenti.