Leggende Cristiane
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Di seguito, una serie di informazioni e di leggende sui Draghi presenti nella tradizione Cristiana. Anticristo - Drago Visconteo - San Giorgio e il Drago - Stihjia - Tarasque - Vangeli Apocrifi - Vibria - Vignal . |
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Nella tradizione biblica il Drago assurge a simbolo eminente dello scatenamento di forze oscure e telluriche ed è perciò associato all'avvento dell'Anticristo, espressione del Male assoluto, quinta essenza dell'oscurità e latore di morte e distruzione. Nel libro di Giobbe (41, 1-26) il Drago è descritto come un coccodrillo dalla cui bocca "partono vampate e sprizzano scintille di fuoco", la sua pelle, simile ad una coltre di scudi è talmente dura che nessuna arma può recarle danno e chiunque, in sua presenza cade in terra terrorizzato. A questa descrizione fanno eco le parole di S. Giovanni che nell'Apocalisse (12, 3-9) parla di un Drago rosso dalle sette teste che, apparso improvvisamente nel cielo, ingaggiò una lotta all'ultimo sangue con l'Arcangelo Michele, alla fine della quale il mostro fu soggiogato e precipitato sulla terra insieme ai suoi seguaci. Anche Isaia (27, 1) fa riferimento allo scontro tra le forze della luce e quelle dell'oscurità. Dio risulterà vincitore e con una spada punirà il Drago, descritto come un serpente tortuoso e strisciante che risiede nelle profondità marine. Qui come in altri luoghi della Bibbia l'acqua è l'elemento che simboleggia per eccellenza l'instabilità e la contingenza della vita; questo spiega la stretta relazione che si realizza tra l'idea dell'abisso e quella del Caos di cui il Drago, in quanto essere demoniaco è incarnazione somma. |
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Nel suo "De Magnalibus urbis Mediolani" Bonvesin della Riva, cronista milanese vissuto nel XIII secolo scriveva: "(...) uno che abbia il nobilissimo sangue dei Visconti, che sia il più degno, riceve in dono una bandiera con una vipera celeste che inghiotte un Saraceno rosso; detto vessillo procede innanzi a tutti e il nostro esercito non s'accampa se prima non vede la vipera sventolare". Intorno al Drago che campeggia sullo stemma visconteo, fiorirono durante il Medioevo molte leggende. Secondo la più nota tra queste, alla morte di S. Ambrogio, patrono della città, comparve nel cielo di Milano un luminoso Drago che tiranneggiava la popolazione esigendo vittime umane per placare la propria sete di sangue. Proprio mentre la bestia stava per avventarsi su di un bambino offertogli in sacrificio, fu colpito a morte ed ucciso da Uberto Visconti che decise, per dare maggiore lustro al suo nome, di adottare l'emblema del Drago come suo stemma. Le implicazioni simboliche si rilevano sin troppo ovvie: l'apparizione del Drago poco dopo la morte di un campione della Cristianità, allude ad una resipiscenza degli antichi culti, oppure, cosa che risulta per altro più attendibile dal punto di vista storico, ad un rafforzamento dell'eresia ariana, particolarmente diffusa a Milano in quel periodo. L'intervento di Uberto Visconti segna il definitivo trionfo della Fede. Va detto che, secondo altre fonti, il serpe visconteo è lo stesso che, come si legge nel libro dell'Esodo (4, 18), Mosè innalzò al cielo in difesa del suo popolo. La leggenda vuole che quello stesso serpe fu poi portato a Milano dal Vescovo Ariulfo, che lo ricevette in dono durante un ambasceria a Costantinopoli. Detta reliquia, conservata ancor oggi nella Basilica di S. Ambrogio in Ciel d'Oro, fu poi adottata come stemma dai Lombardi che presero parte alla prima Crociata. E' arduo stabilire quale delle due versioni sia più attendibile dal punto di vista filologico-letterario, tuttavia è interessante notare come la seconda, pur essendo quella seguita da Bonvesin della Riva che parla appunto di un saraceno rosso, non sembra trovare altri riscontri nelle fonti orali. E' possibile quindi pensare che essa sia il frutto di una lettura tarda della vicenda, legata a fatti contingenti. |
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Le prime narrazioni documentate della vicenda di S. Giorgio che affronta ed uccide il Drago risalgono al VI secolo. Negli anni successivi essa si diffuse in tutta l'Europa occidentale, tant'è che, allo stato attuale dei fatti, ne esistono numerose versioni, ma tutte, pur ambientando gli avvenimenti in luoghi diversi, convergono negli elementi narrativi essenziali. Si racconta infatti, che in un lago situato nei pressi di una lontana città, viveva un Drago che terrorizzava la gente del luogo. Perchè non distrugesse la città, il popolo gli offriva in pasto una fanciulla al mese, fino a che il triste destino toccò alla figlia del Re. La giovane stava per essere data in pasto alla bestia quando, all'orizzonte, si vide spuntare un cavaliere che, armato di tutto punto, si dirigeva al galoppo verso il luogo del sacrificio. Questi era un Cavaliere cristiano di nome Giorgio che, dopo aver tracciato la croce di fronte al mostro con il chiaro intento di esorcizzarlo, lo affrontò riuscendo ad atterrarlo con la lancia e a tagliargli la testa con un colpo di spada. E' evidente in questa leggenda, il sovrapporsi di tematiche di chiara matrice cristiana su un substrato appartenente alla tradizione precedente. Particolare rilievo riveste l'identificazione del Drago con le forze demoniache, aspetto questo che risente dell'innegabile influenza della lezione biblica. La fanciulla cui il Drago aspira simboleggia evidentemente la Chiesa, minacciata di nemici della Fede. San Giorgio veste invece i panni del miles Christi, il perfetto Cavaliere cristiano. |
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Dragone divoratore di fanciulli infilzato dalla lancia di San Giorgio nel III secolo d.C. |
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Feroce dragone blu ammansito dal canto di Santa Marta. |
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Due passi tratti dai Vangeli Apocrifi La Sacra Famiglia in Egitto ... Giuseppe, Maria e il bambin Gesù stavano viaggiando verso l'Egitto, quand'ecco che all'improvviso balzarono fuori da una grotta molti draghi ... Allora Gesù, sceso dalle ginocchia della madre, si arrestò fermo in piedi davanti ai draghi ed essi lo adorarono e, dopo averlo adorato, se ne andarono via ... E il bambino Gesù, camminando davanti ai draghi, ordinò loro che non facessero del male ad alcuno. Ma Maria e Giuseppe erano molto in angustia, temendo che il bambino venisse attaccato dai draghi. Allora Gesù disse: "Non temete", disse loro, "e non consideratemi come un fanciullo, perchè sono da sempre un uomo fatto e deve inevitabilmente accadere che tutti gli animali selvaggi diventino mansueti al mio cospetto ... Non temere, mamma, perchè le belve sono sollecite a venirti intorno non per farti del male, ma per renderti ossequio". E con queste parole dissipò per sempre la paura nei loro cuori ... La Giovinetta ed il Drago ... Nel medesimo luogo abitava una giovinetta posseduta da Satana, che le appariva sotto forma di un drago ... e minacciava di inghiottirla, succhiandole il sangue fino a ridurla come un cadavere ... Mentre il demonio sotto forma di quel drago mostruoso si avvicinava, la fanciulla rabbrividì in tutto il corpo, ma appena tirò fuori la fascia di Gesù, che le era stata donata dalla Madonna, se la mise in capo e se ne coprì gli occhi: dalla fascia sprizzarono fuori fiamme e braci, che andarono a colpire il drago ... |
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Chi avesse la fortuna di visitare la Cattedrale di Barcellona, potrebbe ammirare un magnifico bassorilievo scolpito sul portale d'ingresso, che raffigura il Conte Goffredo nell'atto di uccidere un gigantesco Drago. Le antiche cronache riferiscono che all'epoca in cui la Spagna era governata da Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia, quel mostro, chiamato Vibria, viveva nel profondo di un antro roccioso situato nei pressi della città di Terressa, in Catalogna. Gli abitanti, stanchi delle sue continue escursioni notturne durante le quali bruciava i raccolti, e depredava le greggi, offrirono una lauta ricompensa a chiunque fosse riuscito ad uccidere la Vibria. Molti si cimentarono nella difficile impresa, ma senza successo. Alla fine il Re Ferdinando rivolse un appello al Conte Goffredo di Pilios, un Cavaliere di provato coraggio che si era distinto durante la Reconquista per aver affrontato ed ucciso migliaia di Mori. Senza lasciarsi intimidire dalle voci che circolavano sul conto del suo avversario, Goffredo, armato fino ai denti, si diresse di buon passo verso la grotta in cui viveva il Drago. Questo, esperto di arti magiche, aveva mutato le proprie sembianze in quelle di un corvo nero, nel tentativo di celarsi agli occhi di Goffredo il quale, tuttavia, non si fece trarre in inganno e pronunciò a gran voce il nome del Drago che si rivelò allora in tutta la sua mostruosa possanza. Senza perdersi d'animo, Goffredo lo trafisse con la sua lancia ferendolo mortalmente alla gola. Il Drago riuscì tuttavia a divincolarsi e ad uscire dalla grotta, ma cadde lungo il fianco della montagna schiantandosi sul fondo del burrone. Goffredo fece poi costruire sul luogo dello scontro un monastero affichè Dio vigilasse su di esso e nessun Drago potesse tornare a risiedere tra le rocce in cui era vissuta la Vibria. Sono evidenti, in questa leggenda quattrocentesca, le assonanze tematiche con la vicenda di S. Giorgio. La narrazione segue un canovaccio prefissato: il difensore della Fede, che in questo caso è un Eroe della Reconquista, affronta e sconfigge il diabolico Drago che è un'evidente metafora dei nemici della Chiesa, siano essi gli eretici o i miscredenti (non è un caso che, secondo una lezione più arcaica della stessa leggenda, erano proprio i Mori a nutrire il Drago, dandogli in pasto giovani fanciulle cristiane). Il contenzioso tra l'eroe ed il mostro si conclude, ovviamente, con la vittoria della Fede che è sancita dalla costruzione di un luogo di culto, atto questo che ha un'evidente funzione esorcizzante. |
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Nelle vicinanze del ponte Moretta, in Val d'Aosta, c'era una roccia tondeggiante che nascondeva al proprio interno cunicoli scavati in tempi remoti dai ghiacci. Proprio in una di quelle grotte si nascondeva un terribile drago che terrorizzava tutto il paese. Un uomo di Perloz che si chiamava Vignal decise di affrontare il terribile animale. Dopo essersi avvicinato al suo nascondiglio, mise una pagnotta appena sfornata sulla punta della spada. Quando l'animale fece per mangiarla, l'uomo gli affondò la lama nella gola ed il drago morì. Galvanizzato dalla vittoria, Vignal infierì sull'animale, ferendolo ripetutamente. La troppa collera però gli costò molto cara perché il sangue del drago che scorreva a fiotte, lo raggiunse ricoprendogli tutto il braccio. Il sangue era però un terribile veleno per gli uomini e Vignal morì all'istante. |