Leggende Greche

Di seguito, una serie di leggende che ho trovato sui Draghi presenti nella Mitologia Greca..

Cadmo - Cariddi - Ceto - Giasone - Idra - Ladone - Pitone - Scilla - Tifone.

 

Cadmo e il Drago

Si narra che Agenore, Re di Tiro e di Sidone, aveva una bellissima figlia di nome Europa. Un giorno, mentre la fanciulla si bagnava nei pressi di una fonte, fu notata da Zeus che innamoratosi la rapì. Disperato Agenore convocò il figlio Cadmo ordinandogli di partire alla ricerca della sorella. Questo si recò a Delfi dall'Oracolo per chiedere che fare. Gli fu risposto di abbandonare la ricerca di Europa e di fondare una città nel luogo che gli sarebbe stato indicato da un toro. L'animale apparso improvvisamente, guidò l'eroe in una fertile vallata. Cadmo sacrificò il toro in onore della dea Atena. Compiaciuta la dea apparve a Cadmo e gli disse: "mio glorioso adepto, in questo luogo consacrato agli Dei edificherai la tua città, ma prima dovrai uccidere il Drago che si trova a guardia della fonte sacra al Dio Ares". L'indomani Cadmo si apposto nei pressi della fonte, all'improvviso l'acqua ribollì minacciosamente ed il Drago emerse avventandosi sullo sventurato eroe che, dopo un duello sanguinoso, uscì vincitore. Mentre il giovane era intento ad ammirare la maestosità del Drago, d'improvviso apparve Atena che gli ordinò di arare il terreno e di seminarvi i denti del Drago. Cadmo obbedì e d'un tratto vide emergere dal sottosuolo dapprima le lance, poi gli elmi ed infine un'intera schiera di guerrieri. Questi si affrontarono tra di loro e solo cinque sopravvissero allo scontro. Con il loro aiuto Cadmo edificò la citta di Tebe.

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Cariddi

Drago che aveva dimora in un anfratto nei pressi dello stretto di Messina e terrorizzava i marinai dal momento che inghiottiva le navi risucchiando l'acqua nelle sue spaventose fauci. Recita Omero nell'Odissea: "L'altro scoglio, più basso tu lo vedrai, Odisseo, vicini uno all'altro, dall'uno potresti colpir l'altro di freccia. Su questo c'è un fico grande, ricco di foglie: e sotto Cariddi gloriosa l'acqua livida assorbe. 105 Tre volte al giorno la vomita e tre la riassorbe paurosamente. Ah che tu non sia là quando assorbe!".

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Ceto

Mostro marino mandato da Poseidone a devastare il paese di Cefeo, re d'Etiopia. Perseo lo uccise, liberando Andromeda, figlia di Cefeo, offerta dal padre stesso in pasto al mostro. Ceto e Forco erano figure primordiali della mitologia greca. Erano figli di Gaia, la terra, e di Ponto, il mare. Mentre l'aspetto di Ceto si può intuire dal nome (ketos significa in greco grande pesce, balena, mostro del mare), si sa poco di quello di Forco. Erano marito e moglie e dalla loro unione sono nate varie creature mostruose quali: l'Echidna, le Graie, le Gorgoni e Scilla. Forco viene citato nell'Odissea come padre della ninfa Toosa (a sua volta madre di Polifemo) e come Vecchio del mare, nell'Eneide, invece, come generico padre di ninfe insieme a Nereo.

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Giasone ed il Vello d'Oro

Giasone figlio di Erone, Re di Iolco, trascorse la giovinezza nella foresta accudito dal centauro Chirone. Alla morte del padre, essendo troppo giovane, il trono andò allo zio Pelia che, al raggiungimento dei 20 anni, non gli restituì la corona dicendogli: "Io sono disposto a farmi da parte, ma la città necessita di un Re forte e coraggioso, quindi prima dovrai dimostrare il tuo valore recuperando il Vello d'Oro custodito da un Drago". A Giasone apparve Hera, la Regina degli Dei, che gli disse: "raduna cinquanta guerrieri e presentati ad Argo, questi costruirà per te una nave con la quali affronterai il viaggio, sappi che veglierò su di te". Qualche giorno dopo, Giasone partì alla volta della Colchide con il suo seguito, qui venne ricevuto dal Re Eeto che gli disse: "prima di entrare in possesso del vello d'oro, dovrai superare tre prove: soggiogare tre tori dagli zoccoli di bronzo spiranti fuoco dalle froge di ferro, dissossare quattro iugeri di terreno e seminare i denti del Drago che è a guardia del vello, affrontare ed uccidere i guerrieri che sorgeranno dal terreno". Giasone accettò il patto sapendo di poter contare sull'aiuto di Hera. Reso immune al fuoco da alcune erbe messegli a disposizione da Medea, potè domare i tori, uccidere il Drago e sopraffare i guerrieri. Quindi ottenuto il vello d'oro, tornò in patria dove potè reclamare ed ottenere il trono.

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Idra

Gigantesco rettile dal sangue velenoso e dalle molte teste, viveva nelle paludi di Lerna. La seconda fatica di Ercole consisteva nell'uccidere questo mostro; ma al posto di ogni testa tagliata ne ricrescevano due. Ercole si accorse allora che tagliando una testa e cauterizzando la ferita con la fiamma di una torcia, le teste non potevano più ricrescere e così fece sino a rimanere con l'ultima testa, dotata di immortalità. Prontamente Ercole la recise e subito la imprigionò sotto una grossa roccia.

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Ladone

La leggenda dice che questo è il drago ucciso da Eracle in una delle sue fatiche, e nel cielo il dragone è raffigurato con un piede di Eracle sulla sua testa. Questo dragone, che si chiamava Ladone, faceva la guardia all’albero prezioso che produceva mele d’oro. L’albero dalle mele d’oro era stato donato ad Era dalla Madre Terra in occasione delle sue nozze con Zeus. Era lo aveva piantato nel suo giardino dove i cavalli del Sole terminavano la loro corsa, e i greggi e le mandrie di Atlante vagavano su pascoli che nessuno osava calpestare. A custodire il giardino Era aveva messo le Esperidi figlie di Atlante, ma queste si dimostrarono indegne di tale compito perché rubavano loro stesse le mele d’oro. Fu così che a guardia dell’albero Era mise il drago Ladone il quale non permetteva a nessuno di avvicinarsi. Ladone era figlio del mostro Tefeo e di Echidna, una creatura mostruosa metà donna metà serpente. Secondo Apollodoro, Ladone aveva cento teste, e poteva parlare con voci diverse, però nel cielo è raffigurato con una testa sola. Quando Eracle ricevette l’ordine di impadronirsi delle mele d’oro non sapeva dove fosse situato il misterioso giardino. S’incamminò attraverso l’Illiria fino a raggiungere il fiume Eridano, patria del profetico Nereo. Qui le ninfe di quelle acque lo condussero dal dio che stava riposando. Eracle lo costrinse a rivelargli il luogo dove si trovavano le mele d’oro, e a spiegargli il modo di impossessarsene. Nereo gli consigliò vivamente di non coglierle con le proprie mani, ma di servirsi di Atlante, alleggerendolo nel frattempo dell’enorme peso che gravava sulle sue spalle. Appena giunto nel giardino delle Esperidi, Eracle chiese questo favore al titano, questi era disposto a qualunque cosa pur di avere un attimo di sollievo, ma anche un gigante come Atante temeva il drago Ladone: sicchè chiese come condizione che Eracle lo uccidesse. L’eroe accondiscese alla richiesta scoccando una freccia avvelenata che colpì mortalmente il terribile guardiano, poi sostituì Atlante nel compito di reggere il globo celeste, intanto che questi con l’aiuto delle figlie coglieva le mele d’oro. Atlante non era più intenzionato a riprendere il suo scomodo posto, ci volle uno stratagemma da parte di Eracle per costringere il titano a riprendersi il globo celeste sulle spalle. Ladone fu posto da Era fra le stelle come costellazione del Dragone.

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Pitone

Drago favoloso di smisurata grandezza che custodiva l'oracolo di Delfi. Fu vinto ed ucciso da Apollo, che con la sua morte si impossessò dell'oracolo. ed ebbe il soprannome di Pitio.

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Scilla

Un tempo bellissima ninfa, venne trasformata da Circe in un gigantesco Drago a sei teste. Disperata, Scilla si gettò nel mare e da allora vive in una grotta sullo stretto di Messina e terrorizza i marinai di passaggio. Recita Omero nell'Odissea: "85. Là dentro Scilla vive, orrendamente latrando: la voce è come quella di cagna neonata, ma essa è mostro pauroso, nessuno potrebbe aver gioia a vederla, nemmeno un dio, se l'incontra. I piedi son dodici, tutti invisibili: 90. e sei colli ha, lunghissimi: e su ciascuno una testa da fare spavento; in bocca su tre file i denti, fitti e serrati, pieni di nera morte. Per metà nella grotta profonda è nascosta, ma spinge le teste fuori dal baratro orribile, 95. e lì pesca, e lo scoglio intorno intorno frugando delfini e cani di mare e a volte anche mostri più grandi afferra, di quelli che a mille nutre l'urlante Anfitrìte."

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Tifone (o Tifeo)

Potente figlio di Gea, se allargava le braccia, poteva far toccare tra loro l'Oriente con l'Occidente; aveva il busto ricoperto di piume e dal collo si dipartivano cento teste di drago che lanciavano fuoco mentre dalle gambe spuntavano vipere. La sua voce era tanto potente e terribile da essere compresa solo dagli dei. Alla richiesta di aiuto di Gea, salì sull'Olimpo per battersi contro gli dei. Sconfitto Zeus, gli recise i tendini delle mani e dei piedi rinchiudendoli in una sacca di pelle d'orso, che affidò alla custodia della dragonessa Delfine, metà fanciulla e metà serpente. In seguito Ermes, figlio di Zeus, rubò la sacca a Delfine e liberò e curò il padre. Zeus, iniziò allora una nuova aspra e dura lotta contro Tifone, che riuscì a sconfiggere scagliandogli addosso l'isola di Sicilia e ad imprigionarlo sotto il monte Etna, dove ancora giace. Narra la leggenda che le eruzioni del vulcano altro non sarebbero che le fiamme scagliate da Tifone per la rabbia di essere stato vinto.

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