Leggende del Nord Europa
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Di seguito, una serie di leggende che ho trovato sui Draghi presenti in Nord Europa. Fafnir - Jormungandr - Longwitton - Nessie - Peistha - Storsjöodjuret - Wantley. |
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Figlio di Hreidhmar, re dei Nani. Uccise suo padre perché aveva tentato di impedire a lui e al suo fratello Regin di impadronirsi del tesoro degli Asi, di cui Hreidhmar era custode. Trafugato il tesoro, Fafnir esiliò il fratello, e per poter meglio trasferire le sue ricchezze si trasformò in drago. Regin, per vendicarsi, forgiò la favolosa spada Notung e convinse Sigfrido a trafiggere il cuore di Fafnir onde poterlo mangiare; ma essendosi accorto che Regin voleva uccidere anche lui, Sigfrido mozzò il capo al traditore e si appropriò del tesoro, dopo mangiò il cuore del drago, cosa che gli conferì la capacità di comprendere il linguaggio degli uccelli, e bevve il suo sangue che rese invulnerabile il suo corpo, tranne una piccola parte sulla spalla. |
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Orribile serpente marino della mitologia nordica, generato da Loki dio del male. Con la morte di Balder in Hel ebbe inizio il Ragnarok, il crepuscolo degli dei. Per quanto Loki fosse ridotto in catene gli dei infatti sapevano che era ormai troppo tardi. Il lupo Fenrir riuscì a ingoiare il sole e a mordere la luna mentre il serpente Jormungandr mollò gli ormeggi del Naglfar, un vascello spettrale fatto delle unghie tagliate ai morti, ormeggiato nelle profondità dell'abisso, e fece ribollire i mari soffiando nubi di veleno su tutta la terra e il cielo. Sulla piana di Vigrid si erano riunite le forze del male, Fenrir e Jormungandr assieme a Loki e Hrymir alla testa dei giganti di ghiaccio, contro la schiera degli dei e degli Einherjar capeggiata da Odino e Thor. Yggdrasil, l'albero cosmico tremò mentre il terrore si impadroniva dell'universo. Caddero Odino, Tyr, Fenrir e, in uno scontro titanico, Thor e Jormungandr, oltre a miriadi di combattenti, finchè Loki, in forma del gigante del fuoco Surtr, il fuoco nero, appiccò le fiamme alla terra e bruciò tutto. Ma dal Ragnarok due esseri umani, Lif e Lifthrasir, sarebbero sopravvissuti e avrebbero ripopolato la terra e venerato il resorto dio Balder, figlio di Odino. |
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Leggenda della Gran Bretagna. In un bosco non lontano dal villaggio di Longwitton ci sono tre pozzi che un tempo erano molto famosi. Allora veniva gente da ogni parte a bere l'acqua dei pozzi, squisita come vino e dotata di grandi virtù risananti. Molti pastori con le ossa dolenti dopo il lungo inverno umido sulle colline venivano ai pozzi in cerca di sollievo per i loro acciacchi, e più di un bambino malaticcio trovò lì una nuova salute. Gli abitanti di Longwitton erano giustamente orgogliosi dei loro pozzi, che parevano dotati di poteri magici. Ma un giorno un contadino affannato trovò vicino ai pozzi un drago enorme e si prese un bello spavento. Il rettile aveva arrotolato la coda attorno ad un albero, e con la lingua nera ficcata nel pozzo lappava l'acqua come un cane. Quando il drago sentì l'uomo che si avvicinava, svanì, ma il contadino capì che era solo diventato invisibbile, perchè lo sentiva calpestare le foglie secche, e gli arrivava in faccia il soffio caldo del suo fiato. Il contadiono scappò via terrorizzato e riuscì a cavarsela solo correndo a zig-zag fra gli alberi. Da quel giorno nessun pellegrino osò più recarsi ai pezzi magici infestati dal drago. Era un mostro spaventoso, con la pelle bitorzoluta e ruvida come quella di un rospo e la coda lunga come quella di un lucertolone. Quando camminava le sue zampacce strappavano zolle di terra e la pelle scorticava gli alberi che sfiorava. Ma ben pochi riuscivano avederlo, perchè appena qualcuno si avvicinava, diventava invisibile, e non restava nulla da vedere se non le foglie tremanti sotto il suo respiro e i fiori calpestati dal suo passo. Il drago non faceva nulla di male e sembrava soddisfatto di vivere nel bosco e bere l'acqua dei pozzi, ma se solo gli uomini di Longwitton decidevano di attaccarlo, si infuriava e gli alberi intorno a lui si scuotevano tutti come colpiti da un turbine improvviso. A quanto pareva il drago considerava i pozzi di sua proprietà e non li avrebbe ceduti a nessuno. I pozzi divennero sporchi e invasi dalla vegetazione, e i pastori dovettero cavarsela allameno peggio coi loro acciacchi. Ma un giorno giunse a Longwitton un cavalliere in carca di avventure. -Noi abbiamo un drago molto possessivo, signore,- gli dissero gli abitanti di Longwitton, -e saremmo ben lieti se lei volesse sbarazzarcene, ma è capace di rendersi invisibile e nessuno riesce ad andargli abbastanza vicino da colpirlo. -E' una difficoltà che non posso superare,- rispose il cavaliere, -stanotte mi fermerò qui e domattina darò battaglia al drago. Così il mattino dopo si passò sugli occhi un un unguento magico che aveva ricevuto in dono durante i suoi viaggi e si diresse verso il bosco. Il drago giaceva addormentato accanto a uno dei pozzi, ma quando sentì il rumore degli zoccoli del cavallo sulle foglie secche rizzò subito le orecchie e gli aculei sulla schiena. Poi, fidando nella propria invisibilità, si lanciò all'attacco. Il cavaliere lo aspettava, pronto. Il drago menò qualche colpo sbadato con le zampe, e il cavaliere gli affondò la spada in un fianco. Il drago ruggì dal dolore perchè la ferita era assai grave, ma indietreggiò rapido e si mise a difesa dei pozzi, pronto ad attaccare di nuovo. E per quanto tremendi fossero i colpi inflitti dal cavaliere, il drago sembrava non perdere mai la forza, e le ferite si cicatrizzavano in un attimo. Combatterono per ore, e quel goffo dragone non era di certo avversario da impensierire l'agile cavaliere, ma alla fine l'uomo se ne andò, distrutto dalla stanchezza e con le braccia dolenti. Si vergognava quasi di raccontare il suo fallimento ai suoi paesani, ma non era uomo da cedere allo sgomento. -Riproverò domani- disse. Ma il giorno dopo , nonostante tante ferite da ammazzare un migliaio di draghi, alla fine della giornata il drago era forte come al mattino, e di nuovo il cavaliere fu costretto a ritirarsi. -Proverò ancora una volta,- disse -Il drago deve avere qualche altro potere magico di cui non mi sono accorto. Domani userò più gli occhi che le braccia. Così attaccò per la terza volta il drago. Ma questa volta tenne gli occhi ben aperti, e finalmente si accorse che anche sotto gli attacchi più furibondi il drago non si allontanava mai dal pozzo, e poi, guardando ancora meglio, vide che la bestia si metteva sempre in modo da avere la punta della coda immersa nell'acqua. -Ah, ecco il tuo segreto- disse. Scese da cavallo e si inoltrò un pochino nel bosco. Poi tornò ad assalire il drago a piedi, e lo punzecchiò leggermente qua e là, finchè la bestia finchè la bestia infuriata gli saltò addosso ruggendo. Allora lui indietreggiò, combattendo debolmente e facendo credere al mostro di essere ormai vinto ed esausto. Poco a poco, indietreggiò fino ad attirarlo lontano dal pozzo. Poi, balzando a cavallo all'improvviso, cavalcò attorno al drago si mise tra lui ed il pozzo. Il drago, rendendosi conto di essere stato ingannato, cominciò a muggire come un toro infuriato, e lottò con tutte le sue forze per tornare vicino al pozzo. Ma il cavaliere, sapendo di averlo in pugno, gli infisse ferita su ferita, e questa volta ad ogni colpo il drago si indeboliva un po'. Il sangue che sgocciolava dai suoi fianchi bruciò l'erba sotto di lui, e il drago diventò sempre più debole finché cadde pesantemente e giacque immobile. Il giorno dopo la gente di Longwitton lo seppellì. Poi pulirono i pozzi, e diffusero la notizia che il mostro era morto, e quella notte ci fu gran festa in tutte le case della campagna circostante. |
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Gli scozzesi hanno dato al mostro di Loch Ness questo affettuoso soprannome attribuendogli senza motivo un sesso femminile. La credenza nell'esistenza di questo misterioso animale è talmente radicata che lo zoologo Peter Scott pensò di dargli un nome scientifico: Nessiteras rhombopterix. Le descrizioni delle persone che giurano di averlo visto (oltre 4.000) sono talvolta curiosamente dettagliate e concordanti. Nessie dovrebbe essere di colore bruno o grigio, avrebbe un lunghissimo collo che termina in una testa piccola, sormontata da due protuberanze simili a quelle delle giraffe. Il corpo è massiccio e caudato, le pinne hanno forma romboidale (la parola rhombopterix indica infatti questa caratteristica). Ricorda gli antichissimi plesiosauri del Mesozoico, estinti da milioni di anni. Cronaca degli avvistamenti: Nessie divenne popolare dopo l'avvistamento di Spicer, nel 1933, ma la leggenda del mostro risale a molti secoli fa. Già nel 565 d. C. l'irlandese San Colombano, visitando i villaggi costieri, assistette alle esequie di un uomo che durante una nuotata nel Loch era stato assalito da un mostro chiamato Nisaeg. Stando alle biografie del santo, la creatura si manifestò allo stesso Colombano, sotto forma di immenso anfibio. Le apparizioni si susseguirono fino ai nostri tempi. Il 22 luglio 1933 i coniugi Spicer tornavano a Londra in automobile. Stavano percorrendo la strada costeggiando il lago quando dai boschi sbucò il mostro, che attraversò la carreggiata e si immerse nelle acque per mangiare un animale catturato sulla terraferma. In realtà già due mesi prima John Mackay, albergatore, aveva visto Nessie tuffarsi e nuotare, ma il racconto degli Spicer ebbe molto più successo: quell'estate i giornali non parlarono d'altro. In breve tempo il Loch venne preso d'assedio da turisti e curiosi, e naturalmente gli avvistamenti si moltiplicarono, come i guadagni degli albergatori e dei ristoratori della zona. Lo zoo di New York, il circo Bertram Mills e le distillerie Black & White promisero migliaia di sterline a chi avesse catturato mostro. Alcuni parlametantari inglesi chiesero al governo di far chiarezza sul fenomeno del Loch Ness. Sempre nel 1933, un esperto inviato dalla Royal Geographic Society individuò delle grosse orme - simili a quelle di un ippopotamo - impresse sulla riva. Ben presto si scoprì che si trattava di una burla architettata dal possessore di un piede imbalsamato di ippopotamo. Il 13 gennaio dell'anno successivo, il prestigioso Illustrated London News pubblicò un numero interamente dedicato al mostro. Nel 1934 ormai i fotografi sorvegliavano il lago giorno e notte: Hugh Gray scattò la prima vera immagine della creatura. Gli stessi esperti della Kodak esaminarono la pellicola e ne garantirono l'autenticità. Nello stesso anno il chirurgo Kenneth Wilson riuscì a ritrarre Nessie in emersione. Era la prima fotografia sufficientemente nitida e fece il giro del mondo. In seguito vennero anche effettuate riprese cinematografiche: alcune sequenze presentavano in lontananza un animale che nuota con uno strano moto ondulatorio. Con la Guerra Mondiale inevitabilmente calò l'attenzione sulla vicenda, ma negli anni Cinquanta il mostro tornò a far parlare di sé. Nel 1952 il lago venne scelto come teatro di un'esibizione di motoscafi ad alta cilindrata. John Cobb, pilota del Crusader, perse la vita in un incidente. Tra il pubblico girò la voce che Nessie fosse emersa all'improvviso proprio sulla traiettoria di Cobb, provocando l'esplosione del barca. Nel 1966 Tim Dinsdale, ingegnere aeronautico, riuscì a riprendere il mostro con una piccola telecamera a 16 millimetri e sottopose il filmato al giudizio dei fotoanalisti della Royal Air Force. Il rapporto di questi esperti presumibilmente imparziali parla di un oggetto gibboso lungo tra i 12 e i 16 piedi, molto dissimile da una barca e apparentemente "animato". Nel 1969 l'università di Birmingham organizzò una spedizione scientifica presso il Loch: i sonar rivelarono la presenza di grossi animali che nuotavano velocemente nel lago, e fu escluso che potesse trattarsi di gruppi di pesci. Questo fatto avvalora l'ipotesi che Nessie non sia sola e che nel Loch viva una famiglia di mostri. Nei decenni successivi, avvistamenti e fotografie (vere e false) non si contano più: le testimonianze sono ormai migliaia, alcuni parlano di un serpente marino, altri di un cetaceo, altri ancora di un proboscidato e persino di una lumaca gigante. Ricerche più serie sono state condotte dal MIT (l'Istituto di Tecnologia del Massachusset) e dall'Accademia di Scienze Applicate di Boston. A questi studi dobbiamo anche le prime fotografie subacquee di Nessie: in una si vedrebbe un grosso animale che si muove sul fondo del lago. Ultimamente i cacciatori di Nessie si avvalgono di attrezzature molto sofisticate. L'inglese Adrian Shine, peraltro poco convinto dell'esistenza del mostro, ha passato anni interi organizzando squadre di esploratori per sondare le profondità del Loch. Nel 1982 il suo potente ecogoniometro avrebbe individuato strani movimenti sul fondo del lago, il che non ha inibito lo scetticismo di Shine. Sempre negli anni Ottanta, Alan Kieler e Rikki Razdan si sono servirti di una complessa strumentazione computerizzata e hanno persino posizionato dei lanciafiocine nelle zone strategiche, nell'illusoria speranza di catturare Nessie o almeno di strappargli una striscia di carne da poter studiare. Più amichevole l'artificio adottato dalla Società Americana di Criptozoologia: telecamere funzionanti 24 ore su 24 puntate sulle torbide acque del Loch. Finora hanno ripreso solo increspature e onde che solo con un grosso sforzo della fantasia potrebbero far pensare al mostro descritto da George Spicer. . |
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Col nome peistha (o piasha) le fiabe irlandesi indicano i draghi lacustri in genere. Peiste vive nel Lough Fadda di Galway, non appare con la frequenza di Nessie ma ha tra i suoi testimoni un nome importante: quello dell'esploratore Lionel Leslie, cugino di Winston Churchill. Nell'autunno del 1965 Leslie fece diversi appostamenti presso il Lough Fadda. L'esplosione di una piccola quantità di nitroglicerina risvegliò qualcosa nelle fredde acque del lago, perché Leslie affermò di aver distinto uno strano animale scuro agitarsi a qualche decina di metri dalla riva. Leslie condusse esperimenti simili anche in altri luoghi, ma con risultati ben più modesti. |
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Nessie ha un parente in Svezia? È possibile. Storsjöodjuret significa "la bestia del lago Storsjö". Secondo alcuni ha l'aspetto di un verme gigante con grandi occhi scuri e due protuberanze ai lati della testa, simili a orecchie (le branchie?). Misurerebbe fino a 12 metri. Nuota con un curioso movimento ondulatorio, proprio come il mostro di Loch Ness. La Società di Ricerche del Grande Lago ha raccolto più di 400 testimonianze di avvistamenti soltanto tra il 1987 e oggi, ma sono almeno tre secoli che i pescatori narrano di creature sconosciute che attraversano lo Storsjö. |
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Leggenda della Gran Bretagna. Il drago era il terrore dell'intera regione. Aveva quarantaquattro denti d'acciaio, e un lungo pungiglione in cima alla coda, la pelle dura ricoperta di scaglie e delle ali spaventose. Mangiava gli alberi ed il bestiame, ed una volta divorò tre bambini in un boccone. Soffiava fuoco dalle narici, e nessuno aveva l'ardire di andargli vicino. Vicino alla sua tana c'era un castello di uno strano cavaliere che si chiamava More di More Hall, dotato di una forza leggendaria. Si diceva che un giorno avesse afferrato un cavallo per la coda e per la criniera e che l'avesse fatto roteare finché era morto, solo perchè quel cavallo l'aveva fatto arrabbiare. Alla fine gli abitanti del luogo si presentarono tutti in messa al castello, e implorarono piangendo al cavaliere di liberarli da quel'orribile mostro che divorava il loro cibo e li faceva vivere nel terrore. Gli offrirono tutti i loro beni superstiti purché li accontentasse. Ma il cavaliere disse che non voleva nulla eccetto una fanciulla bruna di sedici anni che la notte prima della battaglia lo cospargesse di unguenti e che al mattino lo aiutasse ad indossare l'armatura. Ottenuta questa promessa, andò a Sheffield e si fece costruire da un fabbro un'armatura tutta coperta da punte di ferro lunghe un paio di centimetri. Poi si nascose nel pozzo dove il drago andava a bere di solito, e quando il mostro si chinò il cavaliere alzò la testa e con un grido lo colpì in pieno muso. Ma il drago non aveva quasi per niente avvertito il colpo ed in un lampo gli fu sopra. Per due giorni e una notte i due combatterono senza infliggersi ferite. Finalmente, mentre il drago si lanciava contro More con l'idea di lanciarlo in aria, More riuscì a dargli un calcio nel bel mezzo della schiena. Era proprio il punto indifeso e vitale del drago: la punta di ferro penetrò così profondamente nella carne del mostro che questi iniziò a roteare su se stesso gemendo e ruggendo spaventosamente finché, dopo un' ultima roteazione disperata, cadde a terra morto. |